domenica 30 dicembre 2018

É possibile provare a liberarsi dall'ansia e dalla preoccupazione


Viviamo in una società che ci impone di essere sempre all'altezza della situazione e di vivere al di sopra delle nostre capacità.
In un simile contesto é normale sentirsi preoccupati o provare dell'ansia che di massima si autorisolvono superando l'evento che causa tensione.
La preoccupazione e l'ansia, soprattutto quando ingiustificate rispetto alla reale situazione, possono incidere negativamente sulla qualità della vita o limitare le performance  lavorative. In questi casi è possibile attuare dei semplici stratagemmi che, in molti casi, permettono di liberarsi di queste "zavorre" che rendono più complesso l'approccio al futuro.
Quando siamo preoccupati che possa succedere un avvenimento occorre domandarsi quanto é probabile che esso possa accadere. Può veramente accadere ciò? Perché dovrei preoccuparmi di qualcosa che non é ancora successa? Alla fine si noterà che la causa delle paure ipotizzate non é accaduta.
Per quanto riguarda l'ansia, é possibile ritagliarsi un "momento della preoccupazione" ben determinato temporalmente nella giornata. Quando subentra la  preoccupazione, si potrà rinviare quella sensazione al momento dedicato, non prima. Arrivata l'ora in cui potersi preoccupare si vedrà con occhi diversi ciò che spaventava. 
Può essere anche utile deacrivere ciò che causa ansia, che soluzione adottare per gestire il problema e quando attuarla.
É opportuno precisare che gli stratagemmi proposti rappresentano solo dei consigli. Se l'ansia e la preoccupazione persistono  occorre rivolgersi a professionisti specialisti in psicoterapia.

martedì 25 dicembre 2018

Il perfezionista è opportuno che impari ad essere benevolo con se stesso.



Ti senti un perfezionista o semplicemente una persona "precisa" che ogni giorno deve affrontare attività gravose che esauriscono le tue energie fisiche e mentali?
Se la risposta è affermativa, stai provando delle sensazioni comuni a molte persone del nostro tempo. Viviamo, infatti, in una società fortemente competitiva che richiede standard professionali e uno stile di vita molto spesso  superiori alle nostre possibilità. 
Il perfezionismo, che è un termine utilizzato in chiave positiva, in realtà sottende la tendenza a conseguire obiettivi "imposti" dall'ambiente sociale attraverso l'interazione con gli individui a cui ci ispiriamo nel corso della vita (genitori, amici, parenti, colleghi, professionisti, docenti, ecc.).
Agire ritenendo di poter emulare l'altrui comportamento o percorso di vita ed essere estremamente esigenti con se stessi, espone l'individuo a situazioni conflittuali o a malessere interiore che possono ingenerare frustrazioni e depressione laddove si strutturi nel tempo l'idea di essere inadeguati a conseguire il risultato auspicato.
Come è facile immaginare, non è possibile essere sempre perfetti o precisi. Ogni individuo ha delle attitudini e dei difetti che ne caratterizzano e valorizzano la personalità ed il diuturno agire, rendendoli unici.
Il successo è legato all'individuazione di un percorso di vita o professionale commisurato alle capacità possedute. In tale ottica, occorre essere consapevoli della nostra unicità ed essere benevoli con noi stessi, accettando di conseguire il risultato auspicato con tempi e modalità coerenti alle nostre possibilità.

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sabato 22 dicembre 2018

L'uso improprio del termine raptus nei casi di violenza e nel femminicidio.




Sovente, soprattutto nei casi di femminicidio, è utilizzato il termine raptus quasi a voler giustificare l'autore della valenza o volerne limitare in qualche modo la responsabilità.
E' opportuno quindi cercare di definire cosa è il raptus e da cosa possa essere causato. Esso é un impulso violento che porta improvvisamente il soggetto ad assumere atteggiamenti distruttivi come l'omicidio ed il suicidio. Può essere causato da un sovraccarico affettivo o dall'incapacità di gestire o sostenere situazioni improvvise ed imprevedibili
Il raptus è la condizione scatenante dell'atteggiamento distruttivo le cui cause tuttavia vanno ricercate in altre patologie di cui l'attore può essere affetto come ad esempio la depressione e la schizofrenia o può essere originato da eventi insopportabili o di forte natura stressante.
Molto spesso il soggetto può essere vittima di un forte stato di disperazione, intesa come il sentimento che accompagna il convincimento di una sconfitta inevitabile e insopportabile a cui si associa una limitata soglia di tolleranza della frustrazione del desiderio o alla sopportazione del dolore.
In tale quadro ha senso parlare di raptus solo quando sia acclarata la non premeditazione del crimine commesso. Diversamente quando la violenza ha carattere di continuità o è l'esito finale di un lucido piano persecutorio  risulta più corretto parlare di un comportamento paranoico che si caratterizza per diffidenza, sospettosità, riservatezza, rigidità, intolleranza verso gli altri, lucidità di coscienza, perfetta conservazione della memoria a cui si associa un contegno esteriore ordinato e condotta corretta.

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giovedì 20 dicembre 2018

La reazione dell'organismo ad una potenziale minaccia



La paura é una emozione primaria che viene processata dal nostro cervello in modo rapidissimo, al fine di poter individuare le reazioni di attacco e fuga conseguenti ad uno stimolo percepito.
Questa emozione ha permesso all'uomo di poter sopravvivere, essendo innata la tendenza degli individui a ricercare ciò che da piacere e fuggire/difendersi da ciò che può procurare dolore.
La percezione  di uno stimolo giudicato minaccioso determina altresì l'attivazione del sistema endocrino per la produzione di ormoni (esempio adrenalina, noradrrnalina) che predispongono l'organismo ad affrontare la minaccia (esempio aumento del battito cardiaco, glicolisi, lipolisi). In tali circostanze aumenta lo stress percepito dal soggetto che tende a regolarizzarsi  (omeostasi) una volta che é stato superato il pericolo.
In tale quadro, l'Universita di Ginevra ha verificato che la nostra attenzione è più focalizzata su voci minacciose rispetto a quelle gioiose in modo da permetterci di riconoscere chiaramente la provenienza di un pericolo.
La vista e l'udito ci permettono di monitorare l'ambiente intorno a noi e, laddove provenga uno stimolo acustico giudicato minaccioso, il sistema attentivo rivolge le proprie risorse  principalmente verso la sorgente di pericolo fino al termine "dell'allarme".

lunedì 17 dicembre 2018

Lo stress lavorativo e i disturbi del sonno



Uno studio condotto dalla Portland State University  e dall'Università dell'Illinois ha posto in evidenza che la scarsa qualità dei rapporti fra colleghi di lavoro può causare problemi di sonno sia al lavoratore/lavoratrice  sia al compagno/compagna qualora impiegati nella medesima unitá lavorativa.

I ricercatori si sono soffermati sulla maleducazione che causerebbe uno stato di attivazione dell'organismo che non permetterebbe al  soggetto di "staccare la presa" al termine dell'attivitá lavorativa.
Il continuo ripensare al torto subito ne alimenta la forza con cui si ripresenta e lo stato di tensione correlato al punto da facilitare l'insogere dell'insonnia o determinare continui risvegli nel corso della notte. 
É noto che i disturbi del sonno hanno ripercussioni sul tono dell'umore e sul recupero delle energie  psicofisiche, spingendo l'individuo verso un progressivo isolamento sociale che deteriora  il benessere organizzativo e dei lavoratori.
Per questo motivo, é importante attuare politiche organizzative basate sulla tolleranza e attività formative di stress management che illustrino al lavoratore come superare le criticità relazionali e ricaricare le proprie energie psicofisiche/emotive al termine del lavoro, magari dedicando del tempo alla famiglia, ai propri hobby o alla meditazione.

giovedì 13 dicembre 2018

Bullismo e plasticitá celebrale.



Il king's Collage di Londra ha reso noti gli esiti di uno studio che ha coinvolto circa 700 giovani di età compresa fra i 14 ed i 16 anni provenienti dal Regno Unito, Francia e Germania dei quali é stato monitorato lo sviluppo celebrale ed il relativo stato di salute mentale nel tempo.
Nell'ambito del campione di ricerca é stato individuato un sottogruppo di circa 40 giovani che erano state vittime di bullismo nei quali é stato osservato un anomalo sviluppo delle strutture celebrali che, secondo i ricercatori, potrebbero essere la causa di iperattività, ansia e depressione.
In realtá é noto che tutte le attivazioni che inducono nell'organismo un sovraccarico di stress emotivo possono ingenerare delle modifiche della struttura celebrale. Si tratta della cosiddetta plasticitá neuronale o celebrale che permette al cervello di adeguarsi agli stimoli ambientali.
Tuttavia questa é la prima ricerca che associa gli effetti del bullismo al rischio di patologie psicologiche e psichiatriche in momenti successivi della vita.
Per questo motivo é importante investire sull'informazione, la formazione ed il monitoraggio del fenomeno nelle scuole. Individuare situazioni di disagio permette di sottoporre la vittima di bullismo ad interventi di sostegno che risultano fondamentali per ripristinare una situazione di equilibrio organico nonché strutturale e funzionale  del cervello. Quest'ultimo infatti reagisce con altrettanta reattività agli effetti benefici di una adeguata psicoterapia. 
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domenica 9 dicembre 2018

Il ruolo della vitamina D nella prevenzione della schizofrenia



La schizofrenia è un termine psichiatrico coniato da Eugen BLEUR per designare una classe di psicosi endogene funzionali, a decorso lento e progressivo, la cui unità é stata individuata Emil KRAEPELIN sotto il titolo di demenza precoce di cui ne erano distinte tre forme: ebefrenica, paranoide e catatonica.
La schizofrenia si articola in forme differenziate da cui si desumono quali tratti comuni:

  • la dissociazione;
  • l'autismo;
  • disturbi dell'affettività;
  • disturbi della personalità;
  • allucinazioni percettive;
  • deliri;
  • disturbi del linguaggio.
Recentemente gli studiosi australiani dell'University of Queensland e danesi dell'Università di Aarhus, al termine di uno studio che ha a coinvolto un campione di 2602 individui, ha confermato che la carenza di vitamina D si associa a un aumento di rischio di schizofrenia del 44%. In particolare,  i dati raccolti alla nascita dei soggetti sottoposti a monitoraggio hanno permesso ai ricercatori di poter concludere che  la carenza di vitamina D alla nascita era più frequente tra gli schizofrenici che non tra gli individui sani.
Gli autori della ricerca ritengono che un adeguato apporto di questa vitamina durante la gravidanza potrebbe di prevenire almeno alcuni casi di questa complessa psicosi.

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mercoledì 5 dicembre 2018

La carenza di sonno nuoce alla salute. Al rischio molti giovani.



Due importanti ricerche internazionali hanno dimostrato che i disturbi del sonno sono in crescita soprattutto fra i giovani. Nel 2010 questa problematica riguardava il 22% dei giovani mentre nel 2018 tale percentuale é salita al 30,5%.
Il primo studio è  stato condotto   dall'Istituto di Salute Pubblica norvegese che ha rilevato che circa il 34 % delle studentesse e il 22% degli studenti dormono un numero di ore ben al di sotto della soglia necessaria (almeno 8 per notte).
Il secondo studio è stato invece pubblicato dall'European Heart Journal che ha divulgato gli esiti di una ricerca durata circa 8 anni che ha coinvolto circa 116.000 persone residenti in 7 regioni del mondo. Dall'analisi dei dati é emerso che dormire poco aumenta il rischio di problematiche all'apparato  cardiocircolatorio.
Questi studi confermano l'orientamento della letteratura scientifica che identifica nel sonno un serio fattore di rischio per la salute umana. Oltre ai priblemi cardiaci la carenza di sonno é stata associata a disturbi metabolici, psichiatrici, psicologici e correlati al funzionamento della memoria.
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domenica 2 dicembre 2018

La curiosità è il vero elisir di giovinezza





In occasione del recente Congresso Nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria è stato deciso di elevare a 75 anni l'età in cui un individuo viene definito "anziano".
Tale decisione è stata motivata da una serie di indicatori come ad esempio la forma fisica e cognitiva posseduta da un over 60 anni che corrisponderebbe a quella di un over 40 degli anni 80-90 del secolo scorso.
Inoltre negli ultimi 20 anni è aumentata molto anche l'aspettativa di vita per effetto del ritardo dello sviluppo di malattie e dell'età di morte.
Io credo che la longevità e la giovinezza, al di là dell'età anagrafica, sia legata alla dinamicità mentale delle persone. Si è giovani fino a quando si ha voglia di conoscere, si mantengono vivi interessi, passioni e hobby nonché una adeguata vita sociale.
Gli esperti della Florida State University (FSU) hanno recentemente dimostrato che la solitudine aumenta il rischio di demenza del 40%. I ricercatori sono giunti ad una simile conclusione  al termine di uno studio,  pubblicato sul The Journals of Gerontology: Series B., che  per dimensioni e durata non ha precedenti tenuto conto che ha coinvolto 12.030 individui, tutte con un età superiore ai 50 anni, arruolati nell'ambito del "Health and Retirement Study".
per rimanere giovani, quindi, occorre evitare di riepiegarsi su se stessi, mantenere sempre lo sguardo rivolto avanti con la curiosità di approcciarsi al futuro sempre con entusiasmo.

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