Il 10 febbraio é il giorno della memoria in cui si ricordano gli oltre 20 mila italiani vilmente giustiziati dalle truppe comuniste titine e l'esodo di circa 250 mila nostri connazionali che furono costretti ad abbandonare le loro case ed a fuggire dalla regione dalmata-giuliana incalzzati dalla violenza delle unità guidate dal Generale Tito.
Con il termine foiba vengono definite le profonde insenature naturali (chiamati inghiottitoi) tipiche delle aree carsiche della Venezia Giulia che, sino al termine del secondo conflitto mondiale, erano incluse nelle ex province di Trieste, Gorizia, Pola e Fiume.
Uomini, donne e bambini vennero trucidati con incredibilmente crideltá. Erano infatti legati l'uno all'altro e posti sul bordo di una foiba. Fucilate le prime 4 vittime le restanti persone della "cordata" venivano trascinate dal peso dei cadaveri nel precipizio, condannati a veder sopraggiungere la morte pienamente consapevoli di quanto stesse loro accadendo.
Per decenni si é evitato di parlare di questa immane tragedia e ancora oggi, in alcuni ambiti, si fa fatica ad ammettere le atrocità poste in essere dal totalirismo comunista jugoslavo.
Dopo oltre 70 anni, invece, bisognerebbe essere scevri da condizionamenti politico ideologici e gridare con forza alle nuove generazioni che qualunque totalitarismo, sia esso di destra o di sinistra, é un male pericolosissimo per l'umanità che va rimosso con decisione.
Mi auguro che il 10 febbraio sia una giornata dedicata alla preghiera ed alla riflessione in un quadro di unità nazionale funzionale a far maturare la coscienza necessaria acché tali eventi non si ripetano mai più.
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