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martedì 18 febbraio 2020

L'amore é una questione di chimica?




Qual é  l'origine dei sentimenti ed in particolare dell'amore? Cosa determina lo stato di benessere psicofisico caratteristico di chi si innamora?
Secondo gli esperti l'amore ed i sentimenti hanno origine da reazioni chimiche che si sviluppano nel nostro organismo a seguito della produzione di alcuni ormoni. Fra di essi sembra avere un ruolo preminente l'ossitocina che, definito l'ormone dell'amore, viene prodotto dai neuroni secretori dei nuclei ipotalamici sopraottico e paraventricolare ed é immagazzinato nel lobo posteriore dell’ipofisi.

L'"ormone dell'amore" sembra essere particolarmente attivo nelle aree cerebrali coinvolte nell'esperienza della ricompensa e nelle relazioni sociali. Per questo motivo, contribuisce a ripristinare l'omeostasi dell'organismo (riducendo il livello di cortisolo), e induce l'individuo ad essere più estroverso ed empatico verso gli altri.

Inoltre, questo ormone peptidico provoca le contrazioni della muscolatura uterina (soprattutto alla fine della gravidanza), determina la fuoriuscita di latte dalla mammella e svolge un ruolo nella formazione dei legami affettivi, sia tra partner sessuali sia di tipo parentale, cementando il primo rapporto importante della vita, quello tra le neomamme e i loro bebè.



La chimica dunque é uno strumento utile per far nascere relazioni, del resto sono di uso comune affermaziini del tipo "non  é scattata la scintilla" oppure "in quel rapporto vi é molta chimica". Ciò che differenza il genere umano dalle altre specie, tuttavia, é il valore che viene dato alle emozioni e ai sentimenti. Subentrano nei legami altri fattori che rendono il rapporto unico e duraturo anche quando la chimica "fa cilecca" e la passione inizia ad assottigliarsi. 
A questo punto la chimica lascia spazio alla magia e al mistero che in fondo  rende l'amore veramente speciale.
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mercoledì 12 febbraio 2020

Controllare l'asma con lo sport e la musica


Praticare uno sport é molto importante per poter mantenere nel tempo un buon stato di salute psicofisica e un soddisfacente livello di integrazione sociale.

Tale orientamento é stato confermato anche nel corso della presentazione del progetto "Ho l'asma e faccio sport" curato dal Ministero della Salute. Secondo gli esperti intervenuti, l'esercizio fisico regolare (con particolare riferimento alle attivitá che prevedono sforzi di breve durata, come pallavolo e atletica leggera) si associa a un minor declino della funzione respiratoria e alla diminuzione degli stati infiammatori tipici di questa malattia che colpisce nel mondo oltre 200 milioni di persone di cui il 10% sono bambini. Proprio questi ultimi a causa di una cattiva informazione rischiano di doversi privare dell'opportunità di poter star meglio, riducendo la dipendenza dai farmaci.


É possibile dunque migliorare la qualità della vita dei soggetti asmatici attraverso una attività sportiva praticata in un buon stato di salute, con gradualità, evitando sforzi troppo intensi e magari ascoltando della buona musica. Quest'ultima infatti, secondo studi recenti, permette di ridurre la percezione dello sforzo fisico e ne aumenta così i benefici. 
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lunedì 10 febbraio 2020

Scoperto il ruolo del gene meiosina nella fertilità



La Rivista Developmental Cell ha pubblicato una ricerca condotta su di un campione di topi dall'Università nipponica di Kumamoto. Nello specifico gli scienziati sono riusciti a spiegare i meccanismi molecolari di natura genetica che presiedono la formazione delle cellule germinali. Queste ultime si riproducono con un processo denominato "meiosi" durante il quale il numero di cromosomi della cellula si riduce alla metà mediante due divisioni nucleari successive: 
  • nella prima divisione i cromosomi omologhi (costituiti da due cromatidi) si separano nelle due cellule figlie, le quali ricevono un solo elemento della coppia;
  • nella seconda divisione meiotica si separano i due cromatidi di ciascun cromosoma per formare i 4 gameti aploidi. 
Ciascuna delle due divisioni è caratterizzata da 4 fasi successive: profase, metafase, anafase e telofase.



Nel corso della ricerca gli scienziati hanno altresi verificato che nei topi il gene meiosina si attivava appena prima dell'inizio della divisione cellulare nelle gonadi, sollecitando la messa in funzioni di altri processi genetici utili per la formazione delle cellule germinali. 
Diversamente, quando tale gene veniva silenziato i topi diventavano sterili.

Si tratta di una importante scoperta che nel prossimo futuro potrebbe contribuire a migliorare le attuali tecniche in uso nella medicina riproduttiva.

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giovedì 6 febbraio 2020

Cyberbullismo, necessaria ai giovani una "educazione digitale" e supporto ai genitori.




Le generazioni che sono cresciute nell'epoca di internet convivono giornalmente con atti di prevaricazione sociale che vengono perpetuati proprio attraverso la rete ed i social media. 

Mi riferisco in particolare al cyberbullismo, un fenomeno che, trasversale alla società, é molto pericoloso perché attraverso la rete i cosiddetti "leoni della tastiera" possono agire indisturbati con maggiore frequenza (H24), con una pluralità di mezzi (foto, video, parole, ecc.) e con una disarmante aggressività.

Secondo i ricercatori della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps), oltre il 50% dei ragazzi tra gli 11 e 17 anni ha subito episodi di bullismo, e tra chi utilizza quotidianamente il cellulare (85,8%), ben il 22,2% riferisce di essere stato vittima di cyberbullismo. 


Sono dati allarmanti che in occasione della Giornata Nazionale contro il bullismo dovrebbero indurci a fare di più per prevenire e sconfiggere questa tragica realtà sociale.
Per questo motivo occorre insistere nel tentativo di fornire una adeguata educazione ed informazione sulle modalità di utilizzo della rete. In tale quadro é necessario fornire un supporto anche ai genitori che spesso non riescono a impartire una "educazione digitale" ai propri figli, rivelandosi in molti casi troppo permissivi.
Il cyberbullismo infatti non si combatte limitando il numero di ore trascorse sulla rete ma fornendo regole di comportamento chiare attraverso cui gestire queste nuove forme di interazione sociale.

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mercoledì 5 febbraio 2020

Parkinson e Alzheimer le nuove frontiere della ricerca





  • I ricercatori della University College di Londra hanno pubblicato uno studio sugli Annals of Human Genetics in cui descrivono le caratteristiche del patrimonio genetico in grado di proteggere gli individui dall'Alzheimer. Nel corso della ricerca é stato studiato il DNA di 10 mila individui (di cui il 50% sani) ed é emerso che a causare la malattia di Alzheimer sono mutazioni nel funzionamento dei geni delle tirosin-fosfatasi e del gene C1R.

Tale scoperta potrebbe orientare la ricerca farmacologica verso la produzione di medicine che siano in grado di proteggere il cervello degli individui che non dispongono di un patrimonio genetico "protettivo".


Inoltre, presso dell'Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano è stato condotto con successo un intervento durante il quale é stato impiantato su un paziente affetto da Parkinson un nuovo sistema di neurostimolazione. 

Si tratta dell'unico sistema di stimolazione cerebrale profonda che consente di monitorare gli eventi cerebrali, eventuali effetti collaterali correlati alla terapia farmacologica e agli eventi della vita quotidiana. Si tratta di un risultato scientifico di grande rilevanza che aprirà nuove frontiere per il trattamento dei malati di Parkinson, garantendo cure personalizzate e una migliore qualità della vita.

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domenica 2 febbraio 2020

L'intelligenza artificiale al servizio della ricerca scientifica


La start up del Regno Unito Exscientia e la società giapponese Sumitomo Dainippon Pharma sono riuscite a creare un nuovo farmaco in soli 12 mesi individuando la molecola più adatta (denominata DSP-1181) attraverso l'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Questo farmaco sarà sperimentato prossimamente in Giappone per la cura del disturbo ossessivo compulsivo, una patologia caratterizzata dalla presenza di ossessioni e/o compulsioni che può manifestarsi sia nell’infanzia sia nell’età adulta con un'incidenza massima tra i 15 e i 25 anni e sembra molto comune nel paese nipponico.



Si tratta di un nuovo ed importante risultato della ricerca scientifica che potrebbe permettere di ridurre i tempi necessari per la realizzazione delle medicine di cui si ha bisogno per il trattamento dei malati. Infatti, secondo le dichiarazioni raccolte dalla BBC Health online, tutti i farmaci potranno essere prodotti con il supporto dell'intelligenza artificiale entro la fine di questo decennio.

In ultimo, i ricercatori sperano di avere nuove molecole e farmaci da poter sperimentare per la cura del cancro e dei problemi cardiovascolari entro la fine dell'anno.


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