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mercoledì 27 novembre 2019

Guerra aperta alle malattie neurodegenerative.


    La ricerca scientifica ha dichiarato guerra ad alcune malattie neurodegenerative e sembra che questa volta ci siano le condizioni per poterle sconfiggere o quanto meno per ritardarne l'invalidante progressione, migliorando la qualità della vita dei malati.


    Si sta parlando in questi giorni  della:
    • malattia di Alzheimer che è una forma di demenza che colpisce circa 45 milioni di persone al mondo. Al riguardo, la Fondazione EBRI "Rita Levi-Montalcini" ha recentemente annunciato di aver scoperto che l'anticorpo A13 è in grado di favorire la nascita di nuovi neuroni, di bloccare la progressione della prima fase della malattia, contrastandone gli effetti sulla funzionalità celebrale;



    • malattia Parkinson che è una malattia neurodegenerativa che coinvolge, principalmente, alcune funzioni quali il controllo dei movimenti e dell'equilibrio e  colpisce oltre 6 milioni di persone nel mondo. Al riguardo, un trial clinico condotto presso l'Università dell'Aquila ha recentemente dimostrato che attraverso gli ultrasuoni guidati con l'ausilio della risonanza magnetica é possibile inibire il talamo, riducendo da subito i tremori che rappresentano uno dei sintomi più comuni della malattia.
    Si tratta dunque di un quadro di situazione che lascia ben sperare che si possa nel tempo addivenire a nuove opzioni di diagnosi e cura di queste invalidanti patologie.
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