domenica 30 dicembre 2018

É possibile provare a liberarsi dall'ansia e dalla preoccupazione


Viviamo in una società che ci impone di essere sempre all'altezza della situazione e di vivere al di sopra delle nostre capacità.
In un simile contesto é normale sentirsi preoccupati o provare dell'ansia che di massima si autorisolvono superando l'evento che causa tensione.
La preoccupazione e l'ansia, soprattutto quando ingiustificate rispetto alla reale situazione, possono incidere negativamente sulla qualità della vita o limitare le performance  lavorative. In questi casi è possibile attuare dei semplici stratagemmi che, in molti casi, permettono di liberarsi di queste "zavorre" che rendono più complesso l'approccio al futuro.
Quando siamo preoccupati che possa succedere un avvenimento occorre domandarsi quanto é probabile che esso possa accadere. Può veramente accadere ciò? Perché dovrei preoccuparmi di qualcosa che non é ancora successa? Alla fine si noterà che la causa delle paure ipotizzate non é accaduta.
Per quanto riguarda l'ansia, é possibile ritagliarsi un "momento della preoccupazione" ben determinato temporalmente nella giornata. Quando subentra la  preoccupazione, si potrà rinviare quella sensazione al momento dedicato, non prima. Arrivata l'ora in cui potersi preoccupare si vedrà con occhi diversi ciò che spaventava. 
Può essere anche utile deacrivere ciò che causa ansia, che soluzione adottare per gestire il problema e quando attuarla.
É opportuno precisare che gli stratagemmi proposti rappresentano solo dei consigli. Se l'ansia e la preoccupazione persistono  occorre rivolgersi a professionisti specialisti in psicoterapia.

martedì 25 dicembre 2018

Il perfezionista è opportuno che impari ad essere benevolo con se stesso.



Ti senti un perfezionista o semplicemente una persona "precisa" che ogni giorno deve affrontare attività gravose che esauriscono le tue energie fisiche e mentali?
Se la risposta è affermativa, stai provando delle sensazioni comuni a molte persone del nostro tempo. Viviamo, infatti, in una società fortemente competitiva che richiede standard professionali e uno stile di vita molto spesso  superiori alle nostre possibilità. 
Il perfezionismo, che è un termine utilizzato in chiave positiva, in realtà sottende la tendenza a conseguire obiettivi "imposti" dall'ambiente sociale attraverso l'interazione con gli individui a cui ci ispiriamo nel corso della vita (genitori, amici, parenti, colleghi, professionisti, docenti, ecc.).
Agire ritenendo di poter emulare l'altrui comportamento o percorso di vita ed essere estremamente esigenti con se stessi, espone l'individuo a situazioni conflittuali o a malessere interiore che possono ingenerare frustrazioni e depressione laddove si strutturi nel tempo l'idea di essere inadeguati a conseguire il risultato auspicato.
Come è facile immaginare, non è possibile essere sempre perfetti o precisi. Ogni individuo ha delle attitudini e dei difetti che ne caratterizzano e valorizzano la personalità ed il diuturno agire, rendendoli unici.
Il successo è legato all'individuazione di un percorso di vita o professionale commisurato alle capacità possedute. In tale ottica, occorre essere consapevoli della nostra unicità ed essere benevoli con noi stessi, accettando di conseguire il risultato auspicato con tempi e modalità coerenti alle nostre possibilità.

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sabato 22 dicembre 2018

L'uso improprio del termine raptus nei casi di violenza e nel femminicidio.




Sovente, soprattutto nei casi di femminicidio, è utilizzato il termine raptus quasi a voler giustificare l'autore della valenza o volerne limitare in qualche modo la responsabilità.
E' opportuno quindi cercare di definire cosa è il raptus e da cosa possa essere causato. Esso é un impulso violento che porta improvvisamente il soggetto ad assumere atteggiamenti distruttivi come l'omicidio ed il suicidio. Può essere causato da un sovraccarico affettivo o dall'incapacità di gestire o sostenere situazioni improvvise ed imprevedibili
Il raptus è la condizione scatenante dell'atteggiamento distruttivo le cui cause tuttavia vanno ricercate in altre patologie di cui l'attore può essere affetto come ad esempio la depressione e la schizofrenia o può essere originato da eventi insopportabili o di forte natura stressante.
Molto spesso il soggetto può essere vittima di un forte stato di disperazione, intesa come il sentimento che accompagna il convincimento di una sconfitta inevitabile e insopportabile a cui si associa una limitata soglia di tolleranza della frustrazione del desiderio o alla sopportazione del dolore.
In tale quadro ha senso parlare di raptus solo quando sia acclarata la non premeditazione del crimine commesso. Diversamente quando la violenza ha carattere di continuità o è l'esito finale di un lucido piano persecutorio  risulta più corretto parlare di un comportamento paranoico che si caratterizza per diffidenza, sospettosità, riservatezza, rigidità, intolleranza verso gli altri, lucidità di coscienza, perfetta conservazione della memoria a cui si associa un contegno esteriore ordinato e condotta corretta.

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giovedì 20 dicembre 2018

La reazione dell'organismo ad una potenziale minaccia



La paura é una emozione primaria che viene processata dal nostro cervello in modo rapidissimo, al fine di poter individuare le reazioni di attacco e fuga conseguenti ad uno stimolo percepito.
Questa emozione ha permesso all'uomo di poter sopravvivere, essendo innata la tendenza degli individui a ricercare ciò che da piacere e fuggire/difendersi da ciò che può procurare dolore.
La percezione  di uno stimolo giudicato minaccioso determina altresì l'attivazione del sistema endocrino per la produzione di ormoni (esempio adrenalina, noradrrnalina) che predispongono l'organismo ad affrontare la minaccia (esempio aumento del battito cardiaco, glicolisi, lipolisi). In tali circostanze aumenta lo stress percepito dal soggetto che tende a regolarizzarsi  (omeostasi) una volta che é stato superato il pericolo.
In tale quadro, l'Universita di Ginevra ha verificato che la nostra attenzione è più focalizzata su voci minacciose rispetto a quelle gioiose in modo da permetterci di riconoscere chiaramente la provenienza di un pericolo.
La vista e l'udito ci permettono di monitorare l'ambiente intorno a noi e, laddove provenga uno stimolo acustico giudicato minaccioso, il sistema attentivo rivolge le proprie risorse  principalmente verso la sorgente di pericolo fino al termine "dell'allarme".

lunedì 17 dicembre 2018

Lo stress lavorativo e i disturbi del sonno



Uno studio condotto dalla Portland State University  e dall'Università dell'Illinois ha posto in evidenza che la scarsa qualità dei rapporti fra colleghi di lavoro può causare problemi di sonno sia al lavoratore/lavoratrice  sia al compagno/compagna qualora impiegati nella medesima unitá lavorativa.

I ricercatori si sono soffermati sulla maleducazione che causerebbe uno stato di attivazione dell'organismo che non permetterebbe al  soggetto di "staccare la presa" al termine dell'attivitá lavorativa.
Il continuo ripensare al torto subito ne alimenta la forza con cui si ripresenta e lo stato di tensione correlato al punto da facilitare l'insogere dell'insonnia o determinare continui risvegli nel corso della notte. 
É noto che i disturbi del sonno hanno ripercussioni sul tono dell'umore e sul recupero delle energie  psicofisiche, spingendo l'individuo verso un progressivo isolamento sociale che deteriora  il benessere organizzativo e dei lavoratori.
Per questo motivo, é importante attuare politiche organizzative basate sulla tolleranza e attività formative di stress management che illustrino al lavoratore come superare le criticità relazionali e ricaricare le proprie energie psicofisiche/emotive al termine del lavoro, magari dedicando del tempo alla famiglia, ai propri hobby o alla meditazione.

giovedì 13 dicembre 2018

Bullismo e plasticitá celebrale.



Il king's Collage di Londra ha reso noti gli esiti di uno studio che ha coinvolto circa 700 giovani di età compresa fra i 14 ed i 16 anni provenienti dal Regno Unito, Francia e Germania dei quali é stato monitorato lo sviluppo celebrale ed il relativo stato di salute mentale nel tempo.
Nell'ambito del campione di ricerca é stato individuato un sottogruppo di circa 40 giovani che erano state vittime di bullismo nei quali é stato osservato un anomalo sviluppo delle strutture celebrali che, secondo i ricercatori, potrebbero essere la causa di iperattività, ansia e depressione.
In realtá é noto che tutte le attivazioni che inducono nell'organismo un sovraccarico di stress emotivo possono ingenerare delle modifiche della struttura celebrale. Si tratta della cosiddetta plasticitá neuronale o celebrale che permette al cervello di adeguarsi agli stimoli ambientali.
Tuttavia questa é la prima ricerca che associa gli effetti del bullismo al rischio di patologie psicologiche e psichiatriche in momenti successivi della vita.
Per questo motivo é importante investire sull'informazione, la formazione ed il monitoraggio del fenomeno nelle scuole. Individuare situazioni di disagio permette di sottoporre la vittima di bullismo ad interventi di sostegno che risultano fondamentali per ripristinare una situazione di equilibrio organico nonché strutturale e funzionale  del cervello. Quest'ultimo infatti reagisce con altrettanta reattività agli effetti benefici di una adeguata psicoterapia. 
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domenica 9 dicembre 2018

Il ruolo della vitamina D nella prevenzione della schizofrenia



La schizofrenia è un termine psichiatrico coniato da Eugen BLEUR per designare una classe di psicosi endogene funzionali, a decorso lento e progressivo, la cui unità é stata individuata Emil KRAEPELIN sotto il titolo di demenza precoce di cui ne erano distinte tre forme: ebefrenica, paranoide e catatonica.
La schizofrenia si articola in forme differenziate da cui si desumono quali tratti comuni:

  • la dissociazione;
  • l'autismo;
  • disturbi dell'affettività;
  • disturbi della personalità;
  • allucinazioni percettive;
  • deliri;
  • disturbi del linguaggio.
Recentemente gli studiosi australiani dell'University of Queensland e danesi dell'Università di Aarhus, al termine di uno studio che ha a coinvolto un campione di 2602 individui, ha confermato che la carenza di vitamina D si associa a un aumento di rischio di schizofrenia del 44%. In particolare,  i dati raccolti alla nascita dei soggetti sottoposti a monitoraggio hanno permesso ai ricercatori di poter concludere che  la carenza di vitamina D alla nascita era più frequente tra gli schizofrenici che non tra gli individui sani.
Gli autori della ricerca ritengono che un adeguato apporto di questa vitamina durante la gravidanza potrebbe di prevenire almeno alcuni casi di questa complessa psicosi.

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mercoledì 5 dicembre 2018

La carenza di sonno nuoce alla salute. Al rischio molti giovani.



Due importanti ricerche internazionali hanno dimostrato che i disturbi del sonno sono in crescita soprattutto fra i giovani. Nel 2010 questa problematica riguardava il 22% dei giovani mentre nel 2018 tale percentuale é salita al 30,5%.
Il primo studio è  stato condotto   dall'Istituto di Salute Pubblica norvegese che ha rilevato che circa il 34 % delle studentesse e il 22% degli studenti dormono un numero di ore ben al di sotto della soglia necessaria (almeno 8 per notte).
Il secondo studio è stato invece pubblicato dall'European Heart Journal che ha divulgato gli esiti di una ricerca durata circa 8 anni che ha coinvolto circa 116.000 persone residenti in 7 regioni del mondo. Dall'analisi dei dati é emerso che dormire poco aumenta il rischio di problematiche all'apparato  cardiocircolatorio.
Questi studi confermano l'orientamento della letteratura scientifica che identifica nel sonno un serio fattore di rischio per la salute umana. Oltre ai priblemi cardiaci la carenza di sonno é stata associata a disturbi metabolici, psichiatrici, psicologici e correlati al funzionamento della memoria.
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domenica 2 dicembre 2018

La curiosità è il vero elisir di giovinezza





In occasione del recente Congresso Nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria è stato deciso di elevare a 75 anni l'età in cui un individuo viene definito "anziano".
Tale decisione è stata motivata da una serie di indicatori come ad esempio la forma fisica e cognitiva posseduta da un over 60 anni che corrisponderebbe a quella di un over 40 degli anni 80-90 del secolo scorso.
Inoltre negli ultimi 20 anni è aumentata molto anche l'aspettativa di vita per effetto del ritardo dello sviluppo di malattie e dell'età di morte.
Io credo che la longevità e la giovinezza, al di là dell'età anagrafica, sia legata alla dinamicità mentale delle persone. Si è giovani fino a quando si ha voglia di conoscere, si mantengono vivi interessi, passioni e hobby nonché una adeguata vita sociale.
Gli esperti della Florida State University (FSU) hanno recentemente dimostrato che la solitudine aumenta il rischio di demenza del 40%. I ricercatori sono giunti ad una simile conclusione  al termine di uno studio,  pubblicato sul The Journals of Gerontology: Series B., che  per dimensioni e durata non ha precedenti tenuto conto che ha coinvolto 12.030 individui, tutte con un età superiore ai 50 anni, arruolati nell'ambito del "Health and Retirement Study".
per rimanere giovani, quindi, occorre evitare di riepiegarsi su se stessi, mantenere sempre lo sguardo rivolto avanti con la curiosità di approcciarsi al futuro sempre con entusiasmo.

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venerdì 30 novembre 2018

La giornata mondiale di lotta all'AIDS


Domani ricorre la giornata mondiale contro l'AIDS. Alla vigilia di questo importante evento molte sono le tematiche iscritte nell'agenda delle discussioni. Al riguardo riveste carattere di particolare interesse l'item della prevenzione a causa del costante numero di nuove infezioni fra gli adulti e pediatriche  (circa 1.800.000 bambini con infezione da HIV) nonché l'inizio della sperimentazione del primo vaccino pediatrico contro il virus dell'HIV nel 2019. Il vaccino in questione mira a "educare" il sistema immunitario di una persona per aiutarlo a reagire contro il virus che lo ha infettato mentre non  esiste un vaccino profilattico cioè in grato di costruire preventivamente una protezione contro la malattia.
La sperimentazione avverá anche in Italia sotto la guida dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e coinvolgerà 100 bambini già malati di AIDS.
I nuovi obiettivi della ricerca riguardano invece la realizzazione  di un vaccino terapeutico che consenta di controllare il virus riducendo al minimo o eliminando del tutto i farmaci antiretrovoirali che, seppur al momento necessari, hanno effetti tossici sull'organismo.
Allo stato attuale l'arma principale contro questa malattia resta la prevenzione e l'informazione che, seppur in un'epoca di massima divulgazione informativa, continuano ad essere ignorate soprattutto dai giovani.
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mercoledì 28 novembre 2018

Il ruolo dello psicologo nella cura della fibromialgia


La fibromialgia é una malattia di cui si sente parlare molto poco anche se ne soffrono milioni di italiani.
Questa patologia causa dolori intensi e diffusi ai muscoli, alle articolazioni e alle ossa. In particolare, la letteratura scientifica indica che i principali sintomi sono:

  • disturbi del sonno;
  • mal di testa;
  • stanchezza;
  • rigidità articolare;
  • colon irritabile;
  • formicolii;
  • disturbi mestruali;
  • sensazione di gonfiore alle mani;
  • ansia,

che possono essere causati anche da eventi traumatici e/o da stress prolungati.
Questa malattia, difficilmente diagnosticabile precocemente e senza una eziologia nota, ha anche un forte impatto sulla vita sociale, affettiva e, in generale, sulla salute psichica dell'individuo che spesso manifesta depressione a causa della persistenza dei sintomi e della difficoltá  a trattarli. 
L'articolato quadro di situazione suggerisce la necessità di rivolgersi a strutture specialistiche organizzate con team multidisciplinari che includano lo psicologo.
É infatti documentato che molti soggetti trovano beneficio abbinado una blanda attivitá sportiva ad una terapia di tipo cognitivo-comportamentale che aiuti il malato a convivere con la patologia e ad accettarla.
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martedì 27 novembre 2018

Gli obblighi del datore di lavoro per la tutela del personale dipendente



Il datore di lavoro ha il dovere di garantire l'incolumitá del proprio lavoratore ponendo in essere le predisposizioni necessarie ad evitare fenomeni di aggressione da parte di terzi.
Questo é l'orientamento giuridico che si sta consolidando a seguito delle sentenze della Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha  infatti recentemente condannato un datore di lavoro a risarcire il   danno biologico, morale e professionale subito da un  infermiere aggredito in un pronto soccorso. Secondo la sentenza 14566/17 Il datore di lavoro é stato condannato perché non é riuscito a provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi dell'evento medesimo.
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martedì 20 novembre 2018

L'empatia una capacità dal duplice volto.


L’empatia è la capacità di “mettersi nei panni dell’altro” percependo, in questo modo, emozioni e pensieri. Tale termine deriva dal greco, en-pathos “sentire dentro”, e si riferisce alla capacità di calarsi nella realtà altrui per comprenderne punti di vista, pensieri, sentimenti, emozioni e  appunto il “pathos”.
Tale attitudine, che trova una delle sue espressioni più tipiche nelle cure parentali e nella vita di gruppo, rappresenta una peculiarità del leader che utilizza l'intelligenza emotiva per orientare i comportamenti dei propri dipendenti e massimizzarne la produttivitá.
Nell'ambito di talune professioni essa può tuttavia rappresentare una criticità laddove l'individuo non riesca a rielaborare le altrui sofferenze e problematiche,  rischiando a sua volta di ammalarsi.
Per tali casi risulta importante ridurre  i livelli di stress attraverso la pratica dello sport, di forme di meditazione e mantepnedo un buon regime di alimentazione. 
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lunedì 19 novembre 2018

L'etá cambia la percezione della paura




La paura è una emozione primaria che è elaborata rapidamente dal cervello e spinge l'individuo ad adottare dei comportamenti immediati di attacco o difesa/fuga.
Essa é pertanto una emozione normale che ha contribuito durante l'evoluzione dell'uomo a garantirne la sopravvivenza.
L'invecchiamento determina tuttavia una diversa percezione  degli stimoli ed una differente valutazione delle fobie e delle paure causando più facilmente l'insorgere di attacchi di panico e disturbi d'ansia.
Tale situazione può essere ricollegata all'invecchiamento di alcune aree del cervello preposte  all'esame ed alla gestione delle emozioni quali ad esempio l’ippocampo, l'amigdala e le cortecce prefrontali.
In particolare, l'avanzare dell'età può causare un "cortocircuito" della paura. Il ricordo di un evento negativo, che in condizioni normali verrebbe archiviato nella corteccia parietale, resta "immagazzinato" nelle cortecce prefrontali e si ripropone ogni volta che si presentano determinati stimoli o situazioni che possono causare l'avvio del  segnale di allerta anche qualora l'individuo si trova in un ambiente che altre persone giudicano sicuro.
La percezione della paura negli anziani è stato oggetto di uno studio da parte dei ricercatori dell'Università di Bologna i cui esiti sono stati pubblicati sulla rivista "Scientific Reports". I dati raccolti hanno permesso ai ricercatori di poter affermare che l’invecchiamento può avere un impatto negativo sulla capacità di utilizzare le informazioni contestuali per modulare in modo flessibile il recupero dei ricordi emotivi.

Tali considerazioni permettono di rivalutare il quadro generale di comportamento degli anziani e meglio comprendere le loro richieste d'aiuto o di maggiore presenza dei propri congiunti o familiari.

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Fonte

domenica 18 novembre 2018

La carenza di sonno puó causare isolamento sociale



É ormai noto che la carenza di sonno rappresenta un fattore di rischio per diverse patologie a carattere metabolico, cardiologico e psicologigico.
Al riguardo, uno studio pubblicato su Nature Communications  ha ulteriormente arricchito il quadro di informazioni giá disponibili sugli effetti di tale insidioso problema
Lo studio, condotto da alcuni ricercatori della dell'Università della California, ha infatti avanzato l'ipotesi che dormire poco favorisca l'insorgere di un ciclo vizioso che tende a peggiorare progressivamente determinando un costante isolamento sociale e un conseguente ripiegamento su se stessi.
Gli studiosi durante i loro esperimenti hanno constato che con il peggiorare dell'insonnia gli individui tendono a mantenere le distanze con altri soggetti.
A mio parere ciò può essere spiegato dal fatto che la carenza di sonno contribuisce ad ingenerare un deficit nella gestione delle emozioni (come la paura) e di manteninento dell'equilibrio metabolico a seguito dell'anomalo funzionamento  del rapporto fra sistema parasimpatico e quello ortosimpatico.
In sostanza penso che l'isolamento sociale sia una sorta di difesa automatica posta in essere da una errata percezione della paura e dal senso di debolezza che fa sentire l'individuo incapace di far fronte a minacce improvvise.
Tale quadro si modifica in senso opposto  quando lo stesso campione esaminato riesce a riposare.
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sabato 17 novembre 2018

Il ruolo delle innovazioni biotecnologiche nella cura del malato e in tematiche forensi

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Lo sviluppo delle biotecnologie e delle nuove applicazioni in ambito medico sanitario, con particolare riferimento alla valutazione delle problematiche traumatologiche e del danno negli esiti post traumatici, saranno oggetto di un interessantissimo congresso che si svolgerà a Salsomaggiore Terme i 23 e 24 novembre 2018.

Le biotecnologie nell'ambito della diagnostica, in traumatologia, nei casi di danno da maxi-afflusso, di lesioni traumatiche e muscolo tendinee nonchè della riabilitazione possono essere decisive per garantire una migliore qualità della vita dei pazienti e per ridurre l'impatto psicologico che consegue ad un grave incidente. Inoltre, l'implementazione di tecniche operatorie e di presidi biologici permetteranno  di integrare con successo i processi riparativi riducendo i periodi di degenza e convalescenza.

Fra le aree di appicazione che in futuro potrebbero coinvolgere le biotecnoclogie, ritengo particolarmente interessante la traumatologia forense. Tali innovazioni potranno permettere di identificare aspetti particolari a livello clinico strumentale e valutativo nel corso delle indagini giudiziarie e nelle procedure medico legali, aumentando sempre più i margini di certezza su si fondare il processo civile e penale.
Fonte ANSA

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giovedì 15 novembre 2018

L'autismo e l'interessante ipotesi dell'iper funzionamento dei tratti maschili del cervello





La letteratura scientifica é ricchissima di studi ed ipotesi tendenti a trovare la causa della sindrome da spettro autistico

Al riguardo, alcuni ricercatori inglesi, dopo aver analizzato i dati relativi di quasi 700.000 persone in Gran Bretagna, di cui 36 mila con disturbo dello spettro autistico, hanno pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Accademy of Sciences gli esiti di una ricerca che trovo molto interessante. In sostanza l'elaborato scientifico evidenzia che il cervello delle persone con autismo ha eccessivamente accentuati dei tratti di tipo "maschile" che causerebbero  il deficit di empatia e l'eccessiva propensione a schematizzare che caratterizza il quadro sintomatologico di tale malattia.

Chi soffre di autismo (im media più uomini che donne) tende a mettersi nei panni altrui e per questo tende a isolarsi, ma non è aggressivo o insensibile; al tempo stesso è più incline ad essere analitico. 
Gli esiti di questa ricerca dimistrano quanto sia importante un appriccio multidisciplinare per lo studio, la cura e l'assistenza alle persone che soffrono di questa sindrome nonché  per il supporto alle loro famiglie.
Fonte ANSA

mercoledì 14 novembre 2018

Il sonno condiziona lo stile di vita dei bambini



Il sonno ha un ruolo fondamentale nella crescita dei bambini. 
La carenza di sonno è un problema di salute sottostimato nelle società occidentali. Il sonno infatti é un bisogno fondamentale perché fra l'altro permette di ristorare le risorse energetiche necessarie a mantenere uno stile di vita fisicamente più attivo, a garantire una  maggiore capacità aerobica durante lo sport e una migliore capacitá di apprendinento e concentrazione. Il sonno contribuisce inoltre ad una migliore gestione delle emozioni e al buon funzionamento della memoria.
Diversamente i bambini che dormono poco, secondo uno studio della Rutgers University del New Jersey pubblicato sul Journal of Clinical Sleep Medicine, hanno uno stile di vita poco salutare: saltano la colazione, consumano fast-food e dolci regolarmente, sono più spesso obesi o sovrappeso e passano molto tempo davanti agli schermi.
Genitori, insegnanti e medici dovrebbero enfatizzare e promuovere buone abitudini di sonno in termini di qualità e durata. In particolare, sono raccomandati per i bambini dai 6 ai 12 anni di età, 12 ore di sonno giornaliero per stare bene, e 10 ore per gli adolescenti dai 13 ai 18 anni.
Fonte ANSA
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martedì 13 novembre 2018

La dignità garantita ai deboli é la misura della civiltà di un paese


É veramente triste dover prendere atto che un simile episodio sia accaduto in un ospedale italiano.
Penso che la sanità sia un tema serissimo e spero che le Autorità riescano a individuare i responsabili  e a dare giustizia e dignità a questa persona ammalata.
La credibilità e civiltà di un paese passa anche dalla serietà dei servizi offerti ai cittadini e dell'attenzione rivolta alle categorie più deboli come anziani disabili e ammalati.


lunedì 12 novembre 2018

HPV: Al via la vaccinazione degli adulti negli Stati Uniti



Al fine di proteggere da lesioni precancerose e da tumori anche gli adulti,
negli Usa é stata approvata la somministrazione del vaccino per l'Hpv anche su persone, sia maschi che femmine, tra i 27 e i 45 anni. Tale decisione è venuta dopo i risultati di uno studio su 3200 donne seguite per tre anni e mezzo, che ha rivelato un'efficacia dell'88% nella prevenzione delle infezioni persistenti, delle lesioni genitali, delle lesioni precancerose vulvari e vaginali e dei tumori cervicali causati dall'Hpv. 
Il vaccino per l'Hpv è fortemente raccomandato nei più giovani perchè se si è esposti a un ceppo non si è più protetti da quella specifica infezione. La formulazione per cui è stato dato il via libera protegge da nove diversi ceppi, ed è quindi efficace verso tutti quelli con cui non ci si è infettati in precedenza. Questa scelta rappresenta  a mio parere un'opportunità importante per prevenire le malattie e i tumori causati dal virus per un range di età più ampio.
Occore abbattere i pregiudizi ed immunizzare i nostri figli per evitargli, ove possibile, uniti sofferenze un domani.
 Fonte ANSA

domenica 11 novembre 2018

La solitudine è un fattore di rischio per la demenza senile



Risultati immagini per solitudine
foto tratta da voglioviverecosi.com
La solitudine è una condizione psicologica che nasce dalla mancanza di significativi rapporti interpersonali o dalla discrepanza tra le relazioni umane che un soggetto desidera avere e quelle che effetivamente ha, le quali possono essere insoddisfacenti per la loro natura, per il loro numero o per incapacità a stabilire o mantenere rapporti positivi e significativi con gli altri.
Gli esperti della Florida State University (FSU) hanno ora dimostrato che tale condizione aumenta il rischio di demenza del 40%. Tale posizione è stata confermata da uno studio senza precedenti per dimensioni e durata, che ha coinvolto 12.030 individui, tutte con un età superiore ai 50 anni, arruolati nell'ambito del "Health and Retirement Study". 
I risultati sono stati resi noti su The Journals of Gerontology: Series B.
Gli esperti hanno monitorato la solitudine e l'isolamento sociale di ciascun partecipante all'inizio dello studio e poi ogni due anni hanno sottoposto l'intero campione a test di valutazione delle abilità cognitive, per un periodo di tempo medio di 10 anni. Nel corso dello studio per 1.104 individui è arrivata la diagnosi di demenza.
Ebbene è emerso che il sentirsi soli - ma non l'isolamento sociale di per sé - si associa a un rischio di demenza del 40% maggiore nell'arco di 10 anni.
Risulta importante quindi trovare degli hobby e degli impegni che permettano all'individuo di mantenersi  sempre in attività e di poter curare le proprie dinamiche sociali e culturali. Ciò può permettere di abbattere il rischio di demenza.   
Fonte ANSA.

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