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giovedì 13 agosto 2020

Alzheimer. Allo studio nuovi biomarcatori per la diagnosi precoce.



La malattia di Alzheimer determina una delle più comuni forme di demenza attraverso un processo di logoramento progressivo delle cellule e delle connessioni cerebrali, provocando un declino progressivo e globale delle funzioni cognitive oltre che il deterioramento della personalità e delle relazioni.
La qualità della vita dei malati dipende, dunque, dalla possibilità di poter diagnosticare precocemente questa malattia.


In questa direzione, i ricercatori del Centro "Dino Ferrari” dell’Università di Milano e dell’IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico delle medesima città sono riusciti a portare a termine uno studio, recentemente pubblicato sulla rivista Cells, durante il quale è stata verificata la possibilità di isolare nel sangue vescicole derivate dai neuroni che rappresentano   espressioni tipiche della malattia. 




Tali risultati, verificati anche attraverso esami molecolari di microRNA contenuti in queste vescicole, hanno un importante valore scientifico perché spianano la strada all'individuazione di nuovi biomarcatori per la diagnosi dell'Alzheimer oltre che di altre forme di demenza.

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domenica 9 agosto 2020

Il funzionamento della memoria è legato all'efficace "pulizia delle cellule"







La rivista Aging Cell ha recentemente pubblicato uno studio condotto  dall’Istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche e dall’Istituto Telethon di genetica e medicina con il quale i ricercatori italiani hanno illustrato uno dei meccanismi con cui la spermidina concorre funzionamento della memoria in soggetti di mezza età predisposti al declino cognitivo. 

E' ormai da tempo noto che, con l'incedere dell'età, i lisosomi (organuli presenti nel citoplasma con funzione digestiva dei componenti macromolecolari cellulari da eliminare) possono perdere la capacità di smaltimento degli aggregati proteici tossici per le cellule causando i tipici deficit  della memoria


In tale quadro, la spermidina (poliammina derivata dalla putrescina) svolge una funzione stabilizzatrice sulle membrane cellulari e sugli acidi nucleici ed ha la capacità di stimolare i geni responsabili della degradazione per autofagia, favorendo l'eliminazione dagli aggregati di alfa-sinucleina e di beta amiloide e il ripristino dei link sinaptici che consentono il corretto funzionamento della memoria.
Si tratta di una scoperta rilevante che in futuro potrebbe contribuire a migliorare le strategie in uso per combattere le malattie neurodegenerative  e migliorare la qualità della vita dei pazienti.

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