venerdì 30 novembre 2018

La giornata mondiale di lotta all'AIDS


Domani ricorre la giornata mondiale contro l'AIDS. Alla vigilia di questo importante evento molte sono le tematiche iscritte nell'agenda delle discussioni. Al riguardo riveste carattere di particolare interesse l'item della prevenzione a causa del costante numero di nuove infezioni fra gli adulti e pediatriche  (circa 1.800.000 bambini con infezione da HIV) nonché l'inizio della sperimentazione del primo vaccino pediatrico contro il virus dell'HIV nel 2019. Il vaccino in questione mira a "educare" il sistema immunitario di una persona per aiutarlo a reagire contro il virus che lo ha infettato mentre non  esiste un vaccino profilattico cioè in grato di costruire preventivamente una protezione contro la malattia.
La sperimentazione avverá anche in Italia sotto la guida dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e coinvolgerà 100 bambini già malati di AIDS.
I nuovi obiettivi della ricerca riguardano invece la realizzazione  di un vaccino terapeutico che consenta di controllare il virus riducendo al minimo o eliminando del tutto i farmaci antiretrovoirali che, seppur al momento necessari, hanno effetti tossici sull'organismo.
Allo stato attuale l'arma principale contro questa malattia resta la prevenzione e l'informazione che, seppur in un'epoca di massima divulgazione informativa, continuano ad essere ignorate soprattutto dai giovani.
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mercoledì 28 novembre 2018

Il ruolo dello psicologo nella cura della fibromialgia


La fibromialgia é una malattia di cui si sente parlare molto poco anche se ne soffrono milioni di italiani.
Questa patologia causa dolori intensi e diffusi ai muscoli, alle articolazioni e alle ossa. In particolare, la letteratura scientifica indica che i principali sintomi sono:

  • disturbi del sonno;
  • mal di testa;
  • stanchezza;
  • rigidità articolare;
  • colon irritabile;
  • formicolii;
  • disturbi mestruali;
  • sensazione di gonfiore alle mani;
  • ansia,

che possono essere causati anche da eventi traumatici e/o da stress prolungati.
Questa malattia, difficilmente diagnosticabile precocemente e senza una eziologia nota, ha anche un forte impatto sulla vita sociale, affettiva e, in generale, sulla salute psichica dell'individuo che spesso manifesta depressione a causa della persistenza dei sintomi e della difficoltá  a trattarli. 
L'articolato quadro di situazione suggerisce la necessità di rivolgersi a strutture specialistiche organizzate con team multidisciplinari che includano lo psicologo.
É infatti documentato che molti soggetti trovano beneficio abbinado una blanda attivitá sportiva ad una terapia di tipo cognitivo-comportamentale che aiuti il malato a convivere con la patologia e ad accettarla.
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martedì 27 novembre 2018

Gli obblighi del datore di lavoro per la tutela del personale dipendente



Il datore di lavoro ha il dovere di garantire l'incolumitá del proprio lavoratore ponendo in essere le predisposizioni necessarie ad evitare fenomeni di aggressione da parte di terzi.
Questo é l'orientamento giuridico che si sta consolidando a seguito delle sentenze della Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha  infatti recentemente condannato un datore di lavoro a risarcire il   danno biologico, morale e professionale subito da un  infermiere aggredito in un pronto soccorso. Secondo la sentenza 14566/17 Il datore di lavoro é stato condannato perché non é riuscito a provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi dell'evento medesimo.
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martedì 20 novembre 2018

L'empatia una capacità dal duplice volto.


L’empatia è la capacità di “mettersi nei panni dell’altro” percependo, in questo modo, emozioni e pensieri. Tale termine deriva dal greco, en-pathos “sentire dentro”, e si riferisce alla capacità di calarsi nella realtà altrui per comprenderne punti di vista, pensieri, sentimenti, emozioni e  appunto il “pathos”.
Tale attitudine, che trova una delle sue espressioni più tipiche nelle cure parentali e nella vita di gruppo, rappresenta una peculiarità del leader che utilizza l'intelligenza emotiva per orientare i comportamenti dei propri dipendenti e massimizzarne la produttivitá.
Nell'ambito di talune professioni essa può tuttavia rappresentare una criticità laddove l'individuo non riesca a rielaborare le altrui sofferenze e problematiche,  rischiando a sua volta di ammalarsi.
Per tali casi risulta importante ridurre  i livelli di stress attraverso la pratica dello sport, di forme di meditazione e mantepnedo un buon regime di alimentazione. 
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lunedì 19 novembre 2018

L'etá cambia la percezione della paura




La paura è una emozione primaria che è elaborata rapidamente dal cervello e spinge l'individuo ad adottare dei comportamenti immediati di attacco o difesa/fuga.
Essa é pertanto una emozione normale che ha contribuito durante l'evoluzione dell'uomo a garantirne la sopravvivenza.
L'invecchiamento determina tuttavia una diversa percezione  degli stimoli ed una differente valutazione delle fobie e delle paure causando più facilmente l'insorgere di attacchi di panico e disturbi d'ansia.
Tale situazione può essere ricollegata all'invecchiamento di alcune aree del cervello preposte  all'esame ed alla gestione delle emozioni quali ad esempio l’ippocampo, l'amigdala e le cortecce prefrontali.
In particolare, l'avanzare dell'età può causare un "cortocircuito" della paura. Il ricordo di un evento negativo, che in condizioni normali verrebbe archiviato nella corteccia parietale, resta "immagazzinato" nelle cortecce prefrontali e si ripropone ogni volta che si presentano determinati stimoli o situazioni che possono causare l'avvio del  segnale di allerta anche qualora l'individuo si trova in un ambiente che altre persone giudicano sicuro.
La percezione della paura negli anziani è stato oggetto di uno studio da parte dei ricercatori dell'Università di Bologna i cui esiti sono stati pubblicati sulla rivista "Scientific Reports". I dati raccolti hanno permesso ai ricercatori di poter affermare che l’invecchiamento può avere un impatto negativo sulla capacità di utilizzare le informazioni contestuali per modulare in modo flessibile il recupero dei ricordi emotivi.

Tali considerazioni permettono di rivalutare il quadro generale di comportamento degli anziani e meglio comprendere le loro richieste d'aiuto o di maggiore presenza dei propri congiunti o familiari.

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Fonte

domenica 18 novembre 2018

La carenza di sonno puó causare isolamento sociale



É ormai noto che la carenza di sonno rappresenta un fattore di rischio per diverse patologie a carattere metabolico, cardiologico e psicologigico.
Al riguardo, uno studio pubblicato su Nature Communications  ha ulteriormente arricchito il quadro di informazioni giá disponibili sugli effetti di tale insidioso problema
Lo studio, condotto da alcuni ricercatori della dell'Università della California, ha infatti avanzato l'ipotesi che dormire poco favorisca l'insorgere di un ciclo vizioso che tende a peggiorare progressivamente determinando un costante isolamento sociale e un conseguente ripiegamento su se stessi.
Gli studiosi durante i loro esperimenti hanno constato che con il peggiorare dell'insonnia gli individui tendono a mantenere le distanze con altri soggetti.
A mio parere ciò può essere spiegato dal fatto che la carenza di sonno contribuisce ad ingenerare un deficit nella gestione delle emozioni (come la paura) e di manteninento dell'equilibrio metabolico a seguito dell'anomalo funzionamento  del rapporto fra sistema parasimpatico e quello ortosimpatico.
In sostanza penso che l'isolamento sociale sia una sorta di difesa automatica posta in essere da una errata percezione della paura e dal senso di debolezza che fa sentire l'individuo incapace di far fronte a minacce improvvise.
Tale quadro si modifica in senso opposto  quando lo stesso campione esaminato riesce a riposare.
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sabato 17 novembre 2018

Il ruolo delle innovazioni biotecnologiche nella cura del malato e in tematiche forensi

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Lo sviluppo delle biotecnologie e delle nuove applicazioni in ambito medico sanitario, con particolare riferimento alla valutazione delle problematiche traumatologiche e del danno negli esiti post traumatici, saranno oggetto di un interessantissimo congresso che si svolgerà a Salsomaggiore Terme i 23 e 24 novembre 2018.

Le biotecnologie nell'ambito della diagnostica, in traumatologia, nei casi di danno da maxi-afflusso, di lesioni traumatiche e muscolo tendinee nonchè della riabilitazione possono essere decisive per garantire una migliore qualità della vita dei pazienti e per ridurre l'impatto psicologico che consegue ad un grave incidente. Inoltre, l'implementazione di tecniche operatorie e di presidi biologici permetteranno  di integrare con successo i processi riparativi riducendo i periodi di degenza e convalescenza.

Fra le aree di appicazione che in futuro potrebbero coinvolgere le biotecnoclogie, ritengo particolarmente interessante la traumatologia forense. Tali innovazioni potranno permettere di identificare aspetti particolari a livello clinico strumentale e valutativo nel corso delle indagini giudiziarie e nelle procedure medico legali, aumentando sempre più i margini di certezza su si fondare il processo civile e penale.
Fonte ANSA

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giovedì 15 novembre 2018

L'autismo e l'interessante ipotesi dell'iper funzionamento dei tratti maschili del cervello





La letteratura scientifica é ricchissima di studi ed ipotesi tendenti a trovare la causa della sindrome da spettro autistico

Al riguardo, alcuni ricercatori inglesi, dopo aver analizzato i dati relativi di quasi 700.000 persone in Gran Bretagna, di cui 36 mila con disturbo dello spettro autistico, hanno pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Accademy of Sciences gli esiti di una ricerca che trovo molto interessante. In sostanza l'elaborato scientifico evidenzia che il cervello delle persone con autismo ha eccessivamente accentuati dei tratti di tipo "maschile" che causerebbero  il deficit di empatia e l'eccessiva propensione a schematizzare che caratterizza il quadro sintomatologico di tale malattia.

Chi soffre di autismo (im media più uomini che donne) tende a mettersi nei panni altrui e per questo tende a isolarsi, ma non è aggressivo o insensibile; al tempo stesso è più incline ad essere analitico. 
Gli esiti di questa ricerca dimistrano quanto sia importante un appriccio multidisciplinare per lo studio, la cura e l'assistenza alle persone che soffrono di questa sindrome nonché  per il supporto alle loro famiglie.
Fonte ANSA

mercoledì 14 novembre 2018

Il sonno condiziona lo stile di vita dei bambini



Il sonno ha un ruolo fondamentale nella crescita dei bambini. 
La carenza di sonno è un problema di salute sottostimato nelle società occidentali. Il sonno infatti é un bisogno fondamentale perché fra l'altro permette di ristorare le risorse energetiche necessarie a mantenere uno stile di vita fisicamente più attivo, a garantire una  maggiore capacità aerobica durante lo sport e una migliore capacitá di apprendinento e concentrazione. Il sonno contribuisce inoltre ad una migliore gestione delle emozioni e al buon funzionamento della memoria.
Diversamente i bambini che dormono poco, secondo uno studio della Rutgers University del New Jersey pubblicato sul Journal of Clinical Sleep Medicine, hanno uno stile di vita poco salutare: saltano la colazione, consumano fast-food e dolci regolarmente, sono più spesso obesi o sovrappeso e passano molto tempo davanti agli schermi.
Genitori, insegnanti e medici dovrebbero enfatizzare e promuovere buone abitudini di sonno in termini di qualità e durata. In particolare, sono raccomandati per i bambini dai 6 ai 12 anni di età, 12 ore di sonno giornaliero per stare bene, e 10 ore per gli adolescenti dai 13 ai 18 anni.
Fonte ANSA
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martedì 13 novembre 2018

La dignità garantita ai deboli é la misura della civiltà di un paese


É veramente triste dover prendere atto che un simile episodio sia accaduto in un ospedale italiano.
Penso che la sanità sia un tema serissimo e spero che le Autorità riescano a individuare i responsabili  e a dare giustizia e dignità a questa persona ammalata.
La credibilità e civiltà di un paese passa anche dalla serietà dei servizi offerti ai cittadini e dell'attenzione rivolta alle categorie più deboli come anziani disabili e ammalati.


lunedì 12 novembre 2018

HPV: Al via la vaccinazione degli adulti negli Stati Uniti



Al fine di proteggere da lesioni precancerose e da tumori anche gli adulti,
negli Usa é stata approvata la somministrazione del vaccino per l'Hpv anche su persone, sia maschi che femmine, tra i 27 e i 45 anni. Tale decisione è venuta dopo i risultati di uno studio su 3200 donne seguite per tre anni e mezzo, che ha rivelato un'efficacia dell'88% nella prevenzione delle infezioni persistenti, delle lesioni genitali, delle lesioni precancerose vulvari e vaginali e dei tumori cervicali causati dall'Hpv. 
Il vaccino per l'Hpv è fortemente raccomandato nei più giovani perchè se si è esposti a un ceppo non si è più protetti da quella specifica infezione. La formulazione per cui è stato dato il via libera protegge da nove diversi ceppi, ed è quindi efficace verso tutti quelli con cui non ci si è infettati in precedenza. Questa scelta rappresenta  a mio parere un'opportunità importante per prevenire le malattie e i tumori causati dal virus per un range di età più ampio.
Occore abbattere i pregiudizi ed immunizzare i nostri figli per evitargli, ove possibile, uniti sofferenze un domani.
 Fonte ANSA

domenica 11 novembre 2018

La solitudine è un fattore di rischio per la demenza senile



Risultati immagini per solitudine
foto tratta da voglioviverecosi.com
La solitudine è una condizione psicologica che nasce dalla mancanza di significativi rapporti interpersonali o dalla discrepanza tra le relazioni umane che un soggetto desidera avere e quelle che effetivamente ha, le quali possono essere insoddisfacenti per la loro natura, per il loro numero o per incapacità a stabilire o mantenere rapporti positivi e significativi con gli altri.
Gli esperti della Florida State University (FSU) hanno ora dimostrato che tale condizione aumenta il rischio di demenza del 40%. Tale posizione è stata confermata da uno studio senza precedenti per dimensioni e durata, che ha coinvolto 12.030 individui, tutte con un età superiore ai 50 anni, arruolati nell'ambito del "Health and Retirement Study". 
I risultati sono stati resi noti su The Journals of Gerontology: Series B.
Gli esperti hanno monitorato la solitudine e l'isolamento sociale di ciascun partecipante all'inizio dello studio e poi ogni due anni hanno sottoposto l'intero campione a test di valutazione delle abilità cognitive, per un periodo di tempo medio di 10 anni. Nel corso dello studio per 1.104 individui è arrivata la diagnosi di demenza.
Ebbene è emerso che il sentirsi soli - ma non l'isolamento sociale di per sé - si associa a un rischio di demenza del 40% maggiore nell'arco di 10 anni.
Risulta importante quindi trovare degli hobby e degli impegni che permettano all'individuo di mantenersi  sempre in attività e di poter curare le proprie dinamiche sociali e culturali. Ciò può permettere di abbattere il rischio di demenza.   
Fonte ANSA.

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