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domenica 25 ottobre 2020

La mattina meglio bere un caffè dopo aver fatto colazione



Ogni individuo trascorre circa un terzo della sua vita a dormire. Il sonno é fondamentale per il corretto funzionamento della memoria, per la gestione delle emozioni, per la valutazione degli stati di allertamento ed in generale per poter ricaricare le energie spese durante la giornata trascorsa nonché per favorire il ripristino dell'omeostasi fisiologica. Per questo motivo, un giovane sano ha bisogno di circa 7-9 ore di sonno di buona qualità per poter svolgere con efficienza le proprie attività giornaliere.


Una notte turbolenta o agitata, quindi, rende difficile affrontare le attività del giorno successivo con la necessaria energia. Pensare di poter partire con la giusta carica bevendo una tazza di caffè potrebbe essere, tuttavia, una cattiva idea se non si ha tempo di fare una buona colazione.Tale abitudine, infatti, secondo i ricercatori dell'Università di Bath potrebbe avere un effetto negativo sul controllo della glicemia.

 

Gli esperti sono giunti a questa conclusione al termine di uno studio che ha coinvolto 29 persone nei quali è stato osservato che il caffè consumato prima della colazione ha notevolmente aumentato la risposta del glucosio nel sangue di circa il 50% rispetto a chi, invece, prima aveva mangiato altro.

Gli esiti di questa ricerca sono stati recentemente pubblicati sul British Journal of Nutrition e potrebbero essere d'aiuto nella definizione dei regimi alimentari delle persone che, ad esempio, hanno problemi di diabete.

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lunedì 12 ottobre 2020

Gli occhi sono la chiave del rapporto con i gatti.



La rivista Scientific Reports ha recentemente pubblicato uno studio condotto dai ricercatori delle università del Sussex e Portsmouth che ha dimostrato che socchiudere gli occhi e poi serrare le palpebre per un paio di secondi aiuta il processo empatico fra l'uomo e il gatto, agevolando le conseguenti interazioni. 

É possibile che la chiusura degli occhi sia interpretato dall'animale come un segnale di pace contrariamente a quanto avviene qualora un animale sia fissato da un avversario, occasione in cui emerge, invece, il  senso di aggressività quale risposta ad una situazione di pericolo.


I ricercatori sono giunti a queste conclusioni dopo aver analizzato il comportamento di oltre 40 gatti, aprendo nuove vie verso una migliore comprensione del comportamento degli animali e una più efficace valutazione del loro stato di benessere in situazioni particolari come nel caso di una vista dal veterinario. 

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domenica 11 ottobre 2020

La salute mentale fra pregiudizi e l'esigenza di nuovi interventi





Lo scorso fine settimana è stata celebrata la giornata mondiale della salute mentale. Questa ricorrenza ha fornito l'occasione per richiamare l'attenzione sull'incidenza che i disturbi mentali hanno sullo stato di salute della popolazione mondiale.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità quasi un miliardo di persone nel mondo convive con un disturbo mentale e ogni 40 secondi una persona si suicida



In Europa la situazione non è differente, una persona su sei (complessivamente circa 84 milioni di individui) soffre di disturbi psichiatrici e sono 84.000 gli individui che ogni anno muoiono per malattie mentali o suicidio. Secondo il Ministero della Salute in Italia circa 838.000 persone ricorrono a cure psichiatriche (il 53,8% sono donne e il 68,3% ha più di 45 anni). Gli uomini sembrano soffrire maggiormente di disturbi schizofrenici, di personalità, da abuso di sostanze e di ritardo mentale, mentre le donne presentano maggiormente disturbi affettivi, nevrotici e depressivi.



Tale situazione risente dei pregiudizi che circondano il mondo della salute mentale oltre che dei tabù che affliggono i pazienti e le loro famiglie. I pazienti affetti dai disturbi mentali vengono spesso lasciati soli, ghettizzati e abbandonati alle cure esclusive delle loro famiglie. Esiste, inoltre una profonda disuguaglianza sociale che non facilita l'accesso a servizi sanitari di qualità. Infatti, oltre il 75% delle persone con disturbi mentali o neurologici e con problemi di abuso di sostanze non ha accesso a cure nei Paesi a basso e medio reddito. 

Il COVID-19 ha reso lo scenario ancor più complesso. La paura, i lutti, l'incertezza per il futuro, l'isolamento sociale e la crisi economica sono stati causa di traumi, depressione e insoddisfazione della propria vita, limitando il benessere percepito a livello sociale.

Secondo l'OCSE il tema della salute mentale ha un forte impatto sulla economia in termini di perdita di produttività (circa il 4% del PIL europeo) e della spesa sanitaria e sociale (600 miliardi in tutta Europa).


In tale quadro,  è necessario superare i timori con cui si affronta il tema dei disturbi mentali. La salute, infatti, è una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale. L'individuo, quindi, sta bene se le dimensioni fisiologiche/biologiche interagiscono efficacemente con quelle psicologiche e sociali, trovando un giusto bilanciamento. E', infine, maggiormente avvertita la necessità di rilanciare il ruolo dello psicologo nell'ambito dei servizi sanitari. Interventi che integrino competenze mediche, psicologiche e di assistenza sociale risultano maggiormente efficaci perché restituiscono al paziente un ruolo centrale e consentono di valutare il suo malessere tenendo nella giusta considerazione le criticità di natura organica e quelle di natura emotive o relazionali.

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