Lo scorso fine settimana è stata celebrata la giornata mondiale della salute mentale. Questa ricorrenza ha fornito l'occasione per richiamare l'attenzione sull'incidenza che i disturbi mentali hanno sullo stato di salute della popolazione mondiale.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità quasi un miliardo di persone nel mondo convive con un disturbo mentale e ogni 40 secondi una persona si suicida.
Tale situazione risente dei pregiudizi che circondano il mondo della salute mentale oltre che dei tabù che affliggono i pazienti e le loro famiglie. I pazienti affetti dai disturbi mentali vengono spesso lasciati soli, ghettizzati e abbandonati alle cure esclusive delle loro famiglie. Esiste, inoltre una profonda disuguaglianza sociale che non facilita l'accesso a servizi sanitari di qualità. Infatti, oltre il 75% delle persone con disturbi mentali o neurologici e con problemi di abuso di sostanze non ha accesso a cure nei Paesi a basso e medio reddito.
Il COVID-19 ha reso lo scenario ancor più complesso. La paura, i lutti, l'incertezza per il futuro, l'isolamento sociale e la crisi economica sono stati causa di traumi, depressione e insoddisfazione della propria vita, limitando il benessere percepito a livello sociale.
Secondo l'OCSE il tema della salute mentale ha un forte impatto sulla economia in termini di perdita di produttività (circa il 4% del PIL europeo) e della spesa sanitaria e sociale (600 miliardi in tutta Europa).
In tale quadro, è necessario superare i timori con cui si affronta il tema dei disturbi mentali. La salute, infatti, è una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale. L'individuo, quindi, sta bene se le dimensioni fisiologiche/biologiche interagiscono efficacemente con quelle psicologiche e sociali, trovando un giusto bilanciamento. E', infine, maggiormente avvertita la necessità di rilanciare il ruolo dello psicologo nell'ambito dei servizi sanitari. Interventi che integrino competenze mediche, psicologiche e di assistenza sociale risultano maggiormente efficaci perché restituiscono al paziente un ruolo centrale e consentono di valutare il suo malessere tenendo nella giusta considerazione le criticità di natura organica e quelle di natura emotive o relazionali.
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