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domenica 10 marzo 2019

La menzogna fra psicologia, storia e simbolismo






La menzogna, che è un termine che deriva dal latino mentionia e dal verbo mentiri che vuol dire mentire, consiste nell’affermare o dichiarare consapevolmente qualcosa di contrario alla verità, al fine di ricercare situazioni vantaggiose, evitare situazioni difficili e non recare danno a se o ad altri.

Negli adulti la menzogna assume tratti patologici quando assume la forma dell’esagerazione, della millanteria, del falso ricordo o della vera e propria bugia a cui finisce per credere lo stesso autore. In tali casi si può parlare di  pseudologia che è la tendenza abituale a inventare bugie allo scopo di destare ammirazione, compassione o semplicemente l’interesse degli altri ed è frequente negli individui apparentemente sicuri di se e fantasiosi che invece finiscono per rivelarsi bisognosi di rassicurazioni e conferme.



Karl Jasper definiva la pseudologia come una forma di isteria, mentre Heinz Haenseller la descriveva come una sorta di sistema difensivo che consentiva al soggetto di respingere e, al contempo, di vivere in modo soddisfacente un avvenimento che veniva  da lui distorto in modo mitomaniacale. In tale quadro Carl Gustav Jung descriveva Hitler come un soggetto affetto da una forma di pseudologia phantastica cioè da una isteria caratterizzata dalla tendenza a dire bugie a cui lui stesso finiva per credere convintamente. Fu questa coerenza fra comportamenti e idee a renderlo popolare e carismatico e a favorirne l’ascesa al potere. In ultimo Alfred Adler coniò l’espressione menzogna di vita per definire gli autoinganni con cui molti soggetti cercano di far fronte ai propri compensi di inferiorità.



La menzogna ha anche un forte valore simbolico. Essa, infatti, è considerata  un’arma utilizzata dalle forze del male ed è pertanto ritenuta un grave  peccato nell’ambito delle religioni monoteistiche. Ad attestare il divieto della menzogna è usuale ritrovare nelle letture sacre delle religioni monoteistiche l’inciso “In verità…”. In particolare, la dottrina cattolica segue il pensiero di Sant’Agostino che giudica la menzogna una colpa lieve quando non pregiudica gravemente la fama o gli interessi di altre persone. Inoltre, quando la prudenza, la giustizia o la carità impediscono di comunicare agli altri il proprio pensiero, non si deve ritenere menzogna il silenzio o l’espressione verbale accorta che cela la verità.

Nello zoroastrismo  è narrata, invece,  la storia di Yima che, al termine di un regno di quasi mille anni, si lascia corrompere dalla menzogna, causando la fine della così detta età dell’oro.

Nella mitologia germanica e scandinava, infine,  la menzogna è la causa della sconfitta delle divinità e del trionfo dei demoni nonché della distruzione dell’universo.


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