Questo sentimento è vecchio come il mondo ed é sempre stato definito in termini negativi nel corso della storia.
Socrate definiva l'invidia "l'ulcera dell'anima", le sacre scritture l'annoverano fra i 7 peccati capitali mentre gli antichi romani indicavano le persone invidiose con il termine invĭdus cioè maldisposte, prevenute e/o ostili.
F. KLEIN ritiene che l'invidia si sperimenti fin dalla nascita. Il bambino, infatti, durante l'allattamento prova sia sentimenti di gratitudine che, all'opposto, d'invidia. Qualora nello sviluppo prevalgano esperienze positive, il soggetto rafforzerà il sentimento di gratitudine diversanente assumerà i tratti dell'invidioso il cui comportamento è riconducibile, secondo F. ALBERONI, a "un tentativo un po’ maldestro di recuperare la fiducia e la stima in sé stessi, impedendo la caduta del proprio valore attraverso la svalutazione dell’altro“. In tale ottica, é tipico dell'invidioso essere persone pessimiste e vittimiste che giudicano e criticano gli altri cercando di esaltarne i difetti e gli insuccessi.
Questi "tentativi maldestri" hanno anche l'effetto di costringere l'Io a rapportarsi con un Io ideale sempre più forte. Il confronto fra ciò che si é e ciò che si vorrebbe essere nonché fra ciò che si ha e ciò che si vorrebbe avere é causa di una crescente frustrazione e di sensazioni di inferiorità che trascinano l'individuo in una spirale senza fine che continua ad alimentare il malessere dell'individuo e conseguentemente il suo sentimento d'invidia.
Oltre un certo limite, l'invidia diventa fonte di sofferenza che nel tempo assume i tratti patologici che rendono necessari interventi specialistici per cercare di ripristinare il necessario benessere individuale e sociale.
Leggi anche il Disturbo Post Traumatico sa Stress: il doppio ruolo del sonno
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